Obama a Hiroshima. Scrive la storia ma non chiederà scusa

La visita, come quella in Vietnam, ha sullo sfondo un altro grande tema: la Cina di Xi e dei rapporti non particolarmente fluidi. Ma ci sono gesti che contano più delle parole, che fanno la storia.

Poi Barack Obama è giunto a Hiroshima in elicottero e il corteo presidenziale si è spostrato al Memoriale della Pace.

Il capo della Casa Bianca fa, poi, un piccolo inchino deponendo una corona di fiori di fronte al monumento che ricoprda le vittime del tragico giorno. Nessun gesto storico, come il cancelliere tedesco Willy Brandt che nel 1970 s'inginocchiò ad Auschwitz. "Un lampo di luce e un muro di fuoco hanno distrutto una città e hanno mostrato che l'umanità era in possesso degli strumenti per autodistruggersi" ed ha aggiunto: "Siamo qui per piangere centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini giapponesi". Obama ha voluto spiegare ai giapponesi con una certa chiarezza il senso della sua visita. Negli Stati uniti la gran parte dell'opinione pubblica resta convinta che la distruzione atomica di Hiroshima e, tre giorni dopo, di Nagasaki fosse un atto necessario per evitare ulteriori e più estesi spargimenti di sangue che sarebbero stati prodotti da un'invasione di terra di un Giappone sconfitto ma ancora non domo. Ha cercato di dare una serie di compensazioni, di soddisfazioni al Paese che, invece, si aspettava una scusa per i fatti di Hiroshima e Nagasaki.

Nella giornata del 27 maggio Barack Obama andrà a Hiroshima, prima città obiettivo di un attacco nucleare da parte degli americani durante il secondo conflitto mondiale, il 6 agosto 1945.

D'altronde, le elezioni americane si avvicinano e le prime dichiarazioni del candidato Donald Trump, ormai certo di ottenere la nomination repubblicana, non sono affatto rassicuranti. "La logica delle nazioni con il nucleare è sbagliata e quindi dobbiamo fare il possibile per distruggere quelle armi".

Il presidente dell'Associazione sopravvissuti di Hiroshima, Sunao Tsuboi, ha salutato la storica visita di Obama con queste parole: "Non voglio le scuse di Obama, solo stringergli la mano, senza odio.".

Il presidente americano ha chiesto di non dimenticare mai il 6 agosto del 1945.

Niente scuse ma un omaggio sentito e l'impegno a eliminare l'esistenza di armi nucleari.

"Ricordiamo che in tale versione questi ordigni potranno essere utilizzati anche dai cacciabombardieri F-35 che l'Italia sta acquisendo - commenta Maurizio Simoncelli vicepresidente dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo - le nostre organizzazioni sono ovviamente preoccupate a riguardo, ritenendola una scelta pericolosa e contro la partecipazione italiana al Trattato di Non Proliferazione".

"Il mondo è stato cambiato per sempre qui", ha detto il leader Usa. Di poter usare la scienza - come quella che nel Progetto Manhattan che costruì l'atomica fu messa al servizio dell'impegno bellico americano - per produrre armi crudeli. "La rivoluzione tecnologica deve essere accompagnata da una ivoluzione morale".