Diabete, primo trapianto cellule del pancreas

Diabete, primo trapianto cellule del pancreas

Non avrà nemmeno segni sul corpo perchè ormai questo genere di intervento si esegue con strumenti mini invasivi che rendono anche molto rapida la guarigione post operatoria.

Ma come si è proceduto al trapianto? Si tratta di una patologia autoimmune, in cui gli anticorpi vanno proprio ad attaccare e distruggere quelle cellule del pancreas che dovrebbero produrre insulina: la produzione di questo ormone, di conseguenza, si riduce e in certi casi si azzera, con conseguente aumento dei livelli di glicemia nel sangue. In pratica, le isole pancreatiche vengono iniettate nell'omento, la membrana che ricopre gli organi dell'addome, all'interno di un 'impalcatura biologica' che si riassorbe nel tessuto. "Mi congratulo vivamente con l'equipe di Niguarda, il primo team della DRI Federation in Europa e nel mondo ad aver confermato il risultato iniziale ottenuto a Miami l'anno scorso - commenta Ricordi - Questa tecnica di ingegneria tissutale sarà fondamentale per permettere la sperimentazione clinica di nuove tecnologie per evitare l'uso di farmaci anti-rigetto, che oggi limitano l'applicabilità del trapianto di isole ai casi più gravi di diabete". Nel primo caso infatti è più alto il rischio che le isole inserite non sopravvivono a causa di una reazione infiammatoria che ne compromette il funzionamento. Questa tipologia di intervento prevede il trapianto delle cosiddette isole pancreatiche con l'obbiettivo di curare il diabete di tipo I. La nuova tecnica si basa sullo sfruttamento di un'impalcatura biotech ed è stata messa a punto dal Diabetes Research Institute, centro di eccellenza diretto da Camillo Ricordi all'Università di Miami, dove poi sono stati effettuati le prime due operazioni. A essere stato oggetto di questo innovativo intervento è stato un 41enne affetto da diabete di tipo 1. La nuova operazione Made in Italy, invece, apre una nuova via. Gli esperti ritengono che l'uomo, che convive con la malattia dall'età di 11 anni, "ora non ha più bisogno di auto-somministrarsi insulina". Nel mentre si creano dei nuovi vasi sanguigni che forniscono ossigeno e nutrienti alle nuove cellule che fanno parte dell'organismo, ormai, a tutti gli effetti. "In futuro sarà possibile anche applicare microcapsule e altri dispositivi per ridurre la necessità della terapia immunosoppressiva". La mescolanza di tali elementi dà luogo a una sorta di gelatina, che aderisce all'omento e fa in modo che le celule pancreatiche non si stacchino da quella posizione.