Brexit, Visco: "L'Italia corre meno rischi di altri paesi Ue"

Brexit, Visco:

SCONTRO TRA SINDACI. Oggi Johnson, scendendo dal bus a bordo del quale ha fatto campagna in giro per il regno, ha negato ancora una volta di aver strizzato l'occhio agli slogan dell'Ukip, men che meno di aver alimentato un clima "di odio" nel Paese, come gli ha rinfacciato ieri in un ultimo dibattito tv alla Bbc il suo successore sullo scranno di cittadino di Londra, Sadiq Khan, laburista e figlio d'immigrati. Dunque, al di là della propaganda elettorale, che cosa potrebbe cambiare per loro in caso di uscita dall'Unione? Se non altro, in termini di instabilità.

Ma, con un risultato del referendum Brexit così incerto, c'è una buona probabilità che tutto questo non accada. Promettendo risvolti temibili per le aziende britanniche, e non solo.

Le prese di posizione, gli endorsement, gli editoriali sui giornali di investitori, economisti, politici, anche personaggi dello sport (Beckham vota per restare) si sono moltiplicati in maniera esponenziale in questi giorni. La City e quelle persone il cui reddito è legato alle sue fortune probabilmente ci rimetterebbero pesantemente, ma alcune aree del Paese potrebbero beneficiare di una sterlina più debole.

Settore commerciale - L'incertezza economica che circonda una Brexit sarebbe una cattiva notizia per gli intermediari commerciali, le catene distributive, ecc. perché suscettibile di provocare minore fiducia nei consumatori, il che significa meno spesa su punti vendita e on-line.

L'Europa deve trovare il modo di non avere un Paese, come la Germania, che realizza un surplus enorme a spese di Paesi più piccoli e deboli.

Le percentuali sono però assolutamente suscettibili di oscillazioni. Anche se il Regno Unito voterà per lasciare l'Europa, queste regole continueranno ad essere applicate. Circa 280 i vip che hanno firmato una lettera contro la Brexit, pubblicata dal Daily Telegraph in cui ricordano che "dal Bardo a Bowie la creatività britannica ispira il mondo". Dall'immigrazione all'economia, passando per la sovranità politica, ecco le principali ragioni di Leave e Remain. "Perché no? Non si può costruire l'Europa con degli Stati a cui non interessa, i cui cittadini non credono in Bruxelles". Il riconoscimento reciproco delle licenze di gioco rilasciate negli Stati membri dell'Ue, per esempio, è ormai ritenuto un sogno perduto e da lungo tempo. Ma in pratica si seguirà il volere del popolo britannico. Dentro o fuori, tertium non datur, come ha avvertito in queste ore il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Da questo forum è emerso un quadro articolato e comunque preoccupante. "Va da sé che saremo obbligati a dover prendere delle contromisure, a rafforzare la zona euro per far fronte a nuove e più pesanti crisi economiche". Orban e Duda hanno annunciato una riunione straordinaria del "gruppo di Visegrad" per chiedere che il referendum britannico sia replicato in tutti i paesi Ue che lo vorranno e salutato la "fine dell'illusione sovranazionale europea". E, a quanto pare, nessuno lo vuole nascondere. L'Italia, inserita nel quadro comunitario con le sue debolezze strutturali e le sue fragilità politiche, corre non pochi rischi.