Primarie Usa: Trump vince in Indiana e Cruz si ritira

Primarie Usa: Trump vince in Indiana e Cruz si ritira

La dirompente corsa di Trump alla nomination repubblicana per la Casa Bianca sembra ormai non conoscere più ostacoli. Potrebbero, infatti, rappresentare per il senatore Cruz l'ultima spiaggia, l'ultima opportunità di mantenere viva la sua corsa alla Casa Bianca e di frenare l'inarrestabile corsa di Trump. Con la vittoria di ieri in Indiana, non solo il tycoon si avvicina implacabilmente alla soglia dei 1237 delegati necessari alla candidatura, ma resta anche senza rivali all'interno del suo stesso partito.

Se Trump non dovesse raggiungere i 1237 delegati, avendone oggi certi 1045, dalla seconda votazione potremmo assistere ad una proposta di nomination diversa da quella del magnate di New York. Il miliardario newyorkese, costringendo il suo avversario Ted Cruz al ritiro, si è garantito la nomination presidenziale del Partito repubblicano, allontanando lo spettro di una convention divisa in cui l'establishment del Gop avrebbe cercato un'alternativa più accettabile.

Intanto Kasich, nonostante il pessimo risultato ottenuto nell'Indiana, ha confermato che resterà ancora in corsa. Battuta d'arresto invece per Hillary Clinton, sconfitta in Indiana da Bernie Sanders. Al presidente della Commissione nazionale repubblicana, Reince Priebus, non è rimasto altro da fare che chiamare il partito a raccolta intorno a Trump.

Ma su Trump rischierebbe di abbattersi un'altra tegola, ovvero il mancato appoggio degli ex presidenti usa, George H.W. Bush e il figlio George W. Bush, che, in base a quanto riportato dal sito del Tgcom24 che ha ripreso il quotidiano statunitense Texas Tribune, hanno preferito non esprimere posizione o commenti sull'attuale campagna elettorale.

Testa a testa tra i Democratici. E contro Trump remano quasi tutti i sondaggi: il 65% degli elettori lo vede in modo negativo, dice una rilevazione del Wall Street Journal, e nessun candidato era arrivato alle elezioni presidenziali con un così pessimo dato.

Se Trump può gioire per i suoi risultati non si può dire altrettanto di Hillary Clinton. Clinton non ha trazione politica oltre il recinto degli iscritti alle liste elettorali democratiche (da non confondere con le nostre "tessere di partito") è un'automobile potente che slitta sul terreno e fatica a conquistare quegli Indipendenti che oscillano, soprattutto i più giovani, fra il Grande Imbonitore di New York e il Pifferaio Magico della Sinistra. "Dobbiamo unirci e concentrarci sull'obiettivo di sconfiggere la Clinton", ha twittato. A chi - anche a livello internazionale - teme una sua possibile ascesa al potere non rimane che incrociare le dita. Non si tratta semplicemente di una ripicca nei confronti di Trump, reo di aver più volte insultato Jeb e le politiche precedenti della sua dinastia, bensì di un vero e proprio anti-endorsement dichiarato, che segue il pensiero dei vertici repubblicani e che al contempo apre una crisi in un partito mai così spaccato e che forse non ha mai vissuto nella sua storia un momento così buio.

D'altronde, come ha spiegato Salon - con un certo paradosso, visto che parliamo di un candidato con un patrimonio personale stimato in 9 miliardi di dollari - questo è ciò che succede "quando fotti la classe media".