New York, Trump e Hilton trionfano alle primarie

New York, Trump e Hilton trionfano alle primarie

Al di là dei risultati di New York, le primarie hanno fin qui trasmesso un messaggio di trasformazione della scena politica e dei caratteri dei partiti Democratico e Repubblicano. Il magnate americano ha stracciato i rivali, raccogliendo il 60% circa dei voti e aggiudicandosi tutti i 95 delegati in palio. I due favoriti, Hillary Clinton e Donald Trump, hanno subito una rimonta dai loro principali avversari, rispettivamente Bernie Sanders e Ted Cruz, dopo i loro successi nei due Super Tuesday svoltisi a inizio marzo. "Sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci separano", ha detto la Clinton, che deve fare tutto per unificare il partito e lanciare la sfida a Donald Trump. "Torneremo a quello vecchio chiamato tu voti, tu vinci". "E questo è quello che sta per succedere".

Accompagnato dalla moglie Melania (di bianco vestita) e dalla figlia Ivanka (in rosso fiammante), ha promesso: "nessuno ci fermerà". "Torneremo forti, torneremo grandi, non posso attendere", ha aggiunto come ormai d'abitudine vantandosi.

Anche la vittoria della Clinton è stata determinante, anche se non con i numeri da capogiro di Trump: l'ex first lady ha ottenuto il 57% dei voti, contro il 42% di Sanders. Poi l'esplosione di gioia, un boato liberatorio dei fan di Hillary riuniti all'Hotel Sheraton, a due passi da Times Square: a metà scrutinio l'ex segertario di stato domina con oltre 17 punti di vantaggio. Anche per lei, commentano le tv americane, una 'big win', una valanga di consensi. Adesso la speranza per i vertici del Gop è che il multimilionario non raggiunga il quorum necessario di delegati (1.237) in modo che, alla conferenza di luglio, si possa puntare al compromesso. Durente la campagna elettorale il senatore di Brooklyn ha puntato molto sulla lotta alle disuguaglianze sociali cercando il voto dei più poveri, ma a ben vedere chi ha redditi inferiori continua a preferire Hillary Clinton. Ma non è piaciuta al diretto interessato: anziché trovare il suo consenso, Sanders ha minacciato un'azione legale.

Tra i due vincitori è già un botta e risposta tra candidati alla presidenza. Quindi, abbandonando i soliti toni denigratori e entrando nei panni della campagna elettorale, ribadisce le sue linee: "Le aziende americane vanno all'estero, gli immigrati illegali sono trattati meglio dei nostri veterani". "Gente come Trump e Cruz spinge verso un'America divisa e francamente pericolosa". "Grazie New York. Avete provato che non c'è miglior posto di casa", ha aggiunto la senatrice dello Stato di New York, dal 2001 al 2009.