"La pazza gioia", come Virzì racconta le donne

Due donne formidabili, tecnicamente 'matte', ma con un carico di emozioni che prende alla pancia: è La pazza gioia, il film con cui Paolo Virzì fa il suo debutto a Cannes, nella Quinzaine. Riprendevo una scena con Gifuni e Bentivoglio, poi mi sono girato e le ho viste entrambe, in lontananza, che camminavano tra il fango e la neve, con Valeria che conduceva Micaela verso il tendone del catering, la prima con addosso una specie di gualdrappa per coprirsi dal freddo sopra l'elegante abito di scena del personaggio, zampettando sui tacchi, mentre l'altra le arrancava dietro, con un misto di fiducia e sgomento: erano bellissime, buffe e forse un po' matte. "Io sono uno che si è formato nella propria stanzetta da adolescente ascoltando le canzoni di De André, peraltro ce n'è una in questo film, e quindi la simpatia per i derelitti, gli ultimi, è sempre stata quella cosa che m'ha fatto battere il cuore". Scritto con Francesca Archibugi, il film è "realistico ma anche commedia avventurosa che in alcuni momenti diventa addirittura trip psicadelico visto che le benzodiazepine abbondavano". Il film, prodotto da Lotus e Rai Cinema, uscirà in 400 copie per 01 il 17/5.

Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti interpretano rispettivamente i personaggi di Beatrice Morandini Valdirana, nobile decaduta che con le sue manie di grandezza ha mandato in rovina il patrimonio familiare ma anche tutti quelli che hanno avuto a che fare con lei, e Donatella Morelli, ragazza fragile angosciata da un triste passato, un figlio che è stata costretta a dare in adozione. Ed è figlia, così come tutto il film, di un copione meraviglioso -dice a sua volta Bruni Tedeschi- una scrittura simile ad una partitura musicale, molto precisa, complessa, ma anche con una sua semplicità di fondo.

La prospettiva femminile è da sempre parte dell'universo di Virzì, ma stavolta lo sguardo è particolarmente partecipe: "Posso dire che da ragazzo, oltre Salgari ho letto anche Piccole donne, che mi hanno sempre attirato; e poi Madame Bovary e Anna Karenina. Per diventare Beatrice ho chiesto al mio super-io di andare in vacanza per qualche tempo: non ho costruito, piuttosto ho decostruito".

"Sì - risponde Virzì - se c'è una cura per tutti e per persone come loro ancora di più è la relazione affettiva".