Istat: migliora mercato lavoro, disoccupazione 2016 giù a 11,3%

Istat: migliora mercato lavoro, disoccupazione 2016 giù a 11,3%

È l'Istat a disegnare i prossimi mesi dell'economia: il Pil, a fine anno, farà un passo avanti dell'1,1% - poco sotto i numeri contenuti nel Def del governo (+1,2%) e in linea con quanto previsto dalla Commissione europea- spinto dai consumi, mentre il tasso di disoccupazione scenderà all'11,3 per cento. Sempre nel 2016, precisa l'Istat, la domanda interna può contribuire alla crescita del Pil per 1,3 punti percentuali.

Un rallentamento più deciso del commercio internazionale - afferma l'Istat nelle note tendenziali - e l'eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari costituiscono dei rischi al ribasso per la nostra economia. Secondo l'Itata, la stima preliminare del Pil per il primo trimestre 2016 (+0,3%) ha confermato, seppure con intensità moderata, il proseguimento della fase espansiva dell'economia italiana avviatasi agli inizi dell'anno precedente.

Nel 2016 la spesa delle famiglie in termini reali è stimata in aumento dell'1,4%, alimentata dall'incremento del reddito disponibile e dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Nel corso del 2016, si prevede una progressiva accelerazione della crescita degli investimenti (+2,7%) trainata principalmente dalla componente delle macchine e attrezzature cui si accompagnerà la graduale ripresa del ciclo delle costruzioni.

Il consolidamento dei progressi sul fronte occupazionale (+0,8% in termini di unità di lavoro) è previsto accompagnarsi ad una riduzione del tasso di disoccupazione, che è stimato attestarsi all'11,3%.

Qui l'articolo sul Sole24Ore.com. Queste le voci: Domanda interna (al netto variazione scorte).

Affinché si manifesti però un andamento più convinto è necessario anche un paritetico aumento della domanda estera netta, attualmente in calo.

La spesa delle famiglie italiane traina la ripresa in Italia. Nel 2015, il volume delle vendite all'estero di beni e servizi ha registrato un incremento, sostenuto dal marcato deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro. La produttività del lavoro dovrebbe tornare su tassi di crescita positivi, mentre il costo del lavoro per unità di prodotto è stimato in lieve diminuzione.