Hillary in testa, oggi vincerebbe

Hillary in testa, oggi vincerebbe

"Attaccheremo Hillary Clinton, non sarebbe un buon presidente".

A questo punto, due questioni si pongono, anche alla luce del nuovo successo ottenuto da Bernie Sanders sul fronte democratico: quante possibilità di successo ha, in concreto, Trump nel testa a testa che si correrà il prossimo 8 novembre e quali implicazioni potrà avere un suo eventuale successo sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo? Bisogna però ricordare che solo il dieci per cento degli elettori nello Stato di New York sono iscritti al Partito Repubblicano e che in generale si tratta di uno Stato che tradizionalmente vota per i candidati democratici alle elezioni presidenziali. Sarà che per la prima volta, a proposito di sondaggi, una rilevazione Rasmussenin vantaggio Trump nella sfida a due per la Casa Bianca (41 a 39). Nonostante la marcia indietro di Trump sul rispetto per le donne, gli insulti a figure femminili come Carly Fiorina, Heidi Cruz, moglie del suo ex avversario Ted Cruz, e Megyn Kelly, la giornalista di Fox News, lo contraddicono. Le sue chance a novembre appaiono legate ad almeno cinque obiettivi concreti nelle urne: preservare Arizona e North Carolina e strappare Florida, Ohio e Pennsylvania. Un miliardario alla Casa Bianca? E Trump qui ha perso le primarie a vantaggio del governatore di casa, Kasich.

Ma su Trump rischierebbe di abbattersi un'altra tegola, ovvero il mancato appoggio degli ex presidenti usa, George H.W. Bush e il figlio George W. Bush, che, in base a quanto riportato dal sito del Tgcom24 che ha ripreso il quotidiano statunitense Texas Tribune, hanno preferito non esprimere posizione o commenti sull'attuale campagna elettorale.

Trump è ancora un pericolo? Ha dato fiato a toni aggressivi, con echi protezionisti e isolazionisti, più che a proposte coerenti. La promessa di rilanciarla è diventata uno slogan: "Rifare grande l'America". Anche economisti neutrali, quali Mickey Levy di Berenberg, trovano i programmi di Trump tra i più irrealistici. È adesso quello che era stato dipinto come un clown è a un passo dal diventare l'uomo più potente al mondo.

Dai suoi slogan in campo economico, accanto a tagli delle aliquote per individui e imprese e colpi di spugna su regolamentazioni post-crisi e ambientali, deriva soprattutto la promessa di ribaltare le strategie commerciali americane, bocciando accordi di libero scambio dal vecchio Nafta al futuro Ttip con l'Europa. A Trump servirebbero teoricamente meno di 230 dei 445 delegati che restano da assegnare nelle primarie ancora in calendario, quasi tutte con il sistema maggioritario.

Intanto Trump ribadisce che per proteggere l'America dagli attacchi terroristici, bisogna varare un divieto d'ingresso per i musulmani nel Paese. Da un lato c'è il timore di una politica isolazionista - cosa che preoccupa non poco gli alleati europei -, dall'altro traspare la ferma volontà di condurre una strategia più incisiva, in particolare nelle regioni mediorientali, dove è necessario combattere l'Isis e le frange più estreme con maggiore razionalità.