Egitto, Gentiloni: voglio risultati prima ottimismo su caso Regeni

Egitto, Gentiloni: voglio risultati prima ottimismo su caso Regeni

Lo riferisce l'Ap, sottolineando che il "bavaglio" sul caso del ricercatore friulano ucciso era tra i contenuti del "piano segreto" dell'Egitto per affrontare la crisi creata dopo l'arresto di due giornalisti nella sede del sindacato della stampa. Secondo le agenzie, il presunto "scontro a fuoco", in cui sarebbero stati uccisi al Cairo i rapinatori presso cui sono stati rinvenuti documenti d'identità di Giulio Regeni, sarebbe stato dunque un'esecuzione "a sangue freddo" delle forze dell'ordine.

In ballo sembra esserci molto più della scomparsa, della tortura e della morte di un solo ricercatore. Il ministero dell'Interno ha negato che sia stato condotto un blitz al sindacato, luogo del centro della capitale tradizionalmente legato alle proteste, ma ha confermato che alcuni giornalisti sono stati arrestati al suo interno. Il piano doveva essere sottoposto all'attenzione del ministro, il generale Magdy Abdel Ghaffar, e ora sono in corso "indagini allargate" nei confronti di "alcuni dipendenti del dipartimento informazione del ministero". Si prevede una "campagna feroce contro il ministero" e si esorta a tenere "una posizione fissa, immutabile" minacciando di punire chi dovesse discostarsene. "Insabbiate tutto", fa sapere il governo del Cairo. Subito dopo, i passeggeri sono usciti dal veicoli, e i poliziotti li hanno uccisi a "a sangue freddo".

Rasha inoltre ha esplicitato le proprie accuse già mosse in maniera meno diretta al governo egiziano circa una responsabilità nell'uccisione di Regeni e successivi depistaggi dicendo all'Associated Press: "Accuso il ministero dell'Interno di tentare di coprire le proprie malefatte uccidendo la mia famiglia". Kamel ha aggiunto che una guardia di sicurezza è rimasta ferita quando gli agenti hanno fatto irruzione.

Nell'appello per la revoca dell'accordo militare, si legge: "Nel dicembre del 2014 il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha firmato una dichiarazione congiunta con il ministro della difesa egiziano del regime di Al Sisi, dichiarazione che ha avviato concrete attività di cooperazione nel campo militare come l'assistenza all'addestramento delle forze militari egiziane e il rifornimento dei componenti di sistemi di arma". L'imperativo è censurare. Chiudere, sbarrare la strada agli inquirenti stranieri (e italiani) e a chi chiede verità e giustizia su Giulio Regeni.