Caso Regeni, i testimoni: "Ucciso a sangue freddo chi rapinò Giulio"

Caso Regeni, i testimoni:

Nel lungo documento si prevede anche che "l'intervento diretto del ministro dell'Interno sarà accolto da dubbi da parte dei media" e si consiglia di ricorrere a "esperti della sicurezza o a generali in pensione", impostando un "coordinamento con alcuni programmi televisivi, per invitarli a parlare e ad esporre il punto di vista del ministero".

Anche all'interno dell'Egitto la situazione risulta molto tesa, soprattutto dopo i due arresti a giornalisti di un quotidiano di opposizione. In queste ore è finito di nuovo sulla graticola: perfino fonti del governo parlano di sue dimissioni per rimediare all'arresto dei due giornalisti Amr Badr e Mahmoud El-Sakka compiuto nella sede del Sindacato (circostanza mai avvenuta prima nei 75 anni di storia dell'istituzione). Raggiunti dagli agenti, sono stati freddati. Il sindacato ha chiesto uno sciopero a tempo indefinito dei giornalisti in Egitto, proseguendolo sino a quando il ministro dell'Interno presenterà le dimissioni, e chiesto che i quotidiani pubblichino edizioni con le prime pagine nere. Invano: li hanno uccisi "a sangue freddo", ha riferito un testimone. Non solo, la polizia ha ritirato i filmati che testimoniavano l'avvenuto, confiscandoli.

Tra i firmatari troviamo, tra gli altri, Valerio Mastandrea, Roberto Saviano, Stefano Benni, Alice Rohrwacher, Andrea Segre, Giulio Marcon.

Due testimoni anonimi hanno confermato all'Associated Press che sarebbe stata un'esecuzione "a sangue freddo" perpetrata dalle forze dell'ordine il presunto "scontro a fuoco" in cui furono uccisi al Cairo i rapinatori presso cui sono stati rinvenuti documenti d'identità di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato a morte in Egitto. "Per questo chiediamo al governo italiano di revocare la dichiarazione congiunta del novembre del 2014 in materia di cooperazione militare e di interrompere ogni assistenza militare e qualsiasi fornitura di armi al regime di Al Sisi".