#Cannes2016 - Woody Allen: "Il mio metodo non cambia".

#Cannes2016 - Woody Allen:

La 69/ma edizione del Festival del cinema è cominciata con la proiezione di Cafè Society, rilettura della Hollywood degli anni Trenta firmata con lo stile inconfondibile e unico di quel genio di Woody Allen, ormai solito partecipare all'evento con film fuori concorso. Ho scoperto di non essere affatto brava in questo.

E' iniziato sotto il segno del "glamour" il Festival del Cinema di Cannes: sul red carpet del film di Woody Allen abiti splendidi, femminili, elegantissimi che hanno fatto sfavillare le dive come stelle.

Il regista di Café Society commenta, inoltre, le polemiche legate all'ironia sullo stupro del conduttore Laurent Lafitte specificando di non essersela presa troppo: "Sono totalmente a favore dei comici che scherzano su temi delicati". Come mai questa scelta? 'Non sono fatti miei', mi rispose una volta uno di loro. Mi sento giovanile, sapete, anche se so che una notte mi sveglierò e mi prenderà un colpo, e finirò sulla sedia a rotelle e mi additeranno dicendo, 'ma ti ricordi chi è? Phil si nega a lungo al nipote ma alla fine, per fargli conoscere meglio la città, lo affida alla sua segretaria Vonnie (Stewart), di cui Bobby si innamora immediatamente. E lo stesso Storaro ricambia i complimenti: "Abbiamo lavorato molto sul rapporto luce/colore".

Ma forse occorre dimenticare una buona volta i capolavori del grande Allen e accontentarsi della splendida fotografia, dell'accuratissima scenografia e ricostruzione di epoca e ambienti, di perfette sonorità jazz e di una partitura narrativa che inizia in sordina e poi si diverte a sorprenderci con la bizzarria del caso, di una sceneggiatura che riesce sempre a introdurre con sagacia temi esistenziali e spunti di riflessione. "Devo ringraziare Woody per aver aggiunto una nuova esperienza e delle nuove conoscenze alla mia vita". "Perché i festival servono a far conoscere i film". Lavoro. Avevo detto che non avrei mai più commentato la faccenda. Infine il rapporto cinema/letteratura: "Questo film può essere considerato come un romanzo".

Woody Allen: "Non credo che il personaggio di Bobby mi assomigli". Tutto è vagamente posticcio... anche New York.

Parliamo del trentaduenne Jesse Eisenberg, attore che si rivela puntualmente convincente, sia che interpreti Mark Zuckenberg in The Social Network sia che vesta i panni dello psicotico Luther di Batman vs Superman.

La malinconia, però, prende spesso il sopravvento, a partire da un azzeccato finale in montaggio alternato che si spegne sui volti e sui pensieri dei due protagonisti, Jesse Eisenberg e Kristen Stewart. C'è chi ha letteralmente "stregato" il pubblico e anche i fotografi e chi ha deluso: non ci sono stati i classici eccessi "all'americana", con capi strampalati o totalmente fuori contesto, ma comunque qualche "scivolone" quanto meno di "personalità" si è notato. O che almeno ci prova.