Cannes 2016, Quinzaine: la recensione di Fiore di Claudio Giovannesi

Cannes 2016, Quinzaine: la recensione di Fiore di Claudio Giovannesi

Oggi al Festival di Cannes è stato il giorno di Claudio Giovannesi; il suo nuovo film, Fiore, è stato accolto calorosamente alla Quinzaine. "Ragazzi e ragazze sono detenuti in aree nettamente separate; non possono comunicare tra loro ma, malgrado questo, nascono storie d'amore". Fiero dell'attrice Daphne Scaccia, scoperta per caso insieme alla Director Casting Chiara Polizzi in un'osteria dell'hinterland romano, ha spiegato che per rendere naturale l'interpretazione dei protagonisti gli ha chiesto di passare molto tempo insieme.

Per Daphne (nome di Fiore che stenta a sbocciare) la vita sembra avere il carattere frenetico di una continua corsa.

Con una delicata immediatezza di ripresa in contrapposizione agli spigolosi argomenti trattati, per volere del regista Giovannesi (Alì ha gli occhi azzurri, La casa sulla neve, Fratelli d'Italia, Wolf) Fiore si rifà alle atmosfere pasoliniane della Roma di borgata: zone cadute in rovina, ma capaci ancora di percepire e sentire, non trattenute nel volersi manifestare nella loro sporca, brutale oggettività e volubili nel ricadere presto in brutti vizi. Giovannesi si è ispirato alla realtà del carcere minorile di Roma, Casal del Marmo: "Prima di realizzare il progetto siamo stati sei mesi nel carcere per conoscerne la realtà, incontrare i ragazzi, realizzare laboratori di recitazione". I due protagonisti della storia sono Josciua Algeri (Josh), un ex detenuto del Beccaria di Milano dove ha seguito un corso di recitazione, e Daphne Scoccia (Daphne); nel cast anch3e Valerio Mastandrea. La semplice riabilitazione nella quotidianità è pura utopia in riferimento a certe persone.