Parla l'infermiera di Piombino

Parla l'infermiera di Piombino

"Io sono veramente nata per fare l'infermiera e l'ho fatto proprio con passione, il mio lavoro veramente".

Nei giorni passati nel carcere don Bosco di Pisa, Fausta Bonino, l'infermiera accusata di aver ucciso 13 pazienti nell'ospedale di Piombino (Livorno), ha pensato a un "incubo: speravo di risvegliarmi, e che non fosse vero".

Poi, grazie anche alle parole del suo avvocato, Cesarina Barghini, 'mangia, cerca di andare avanti, perché è quello che vogliono... sennò vai fuori di testà, l'infermiera ha cercato di farsi "forza per i familiari".

Ribadisce quindi la sua innocenza: "No. Assolutamente non avrei potuto fare una cosa del genere", assicura, convinta poi "che un serial killer" nel reparto di rianimazione di Piombino, "non esista... anche conoscendo le mie colleghe", aggiunge dicendo ai familiari delle vittime "di averli nel cuore", di essere "dispiaciuta", ma "che assolutamente" non sono stata lei. Ha raccontato che all'inizio è stata dura, soprattutto la prima settimana, quando non poteva vedere nessuno e tutte le sue certezze vacillavano.

"Il pm ha notificato l'avviso dello svolgimento di accertamenti irripetibili sulle salme delle persone decedute ed in questa occasione ho appreso che alla mia assistita è stato attribuito un 14esimo decesso, formulato in modo assolutamente generico e senza che alla medesima sia mai stata notificata la relativa integrazione dell'imputazione". "E il mio pensiero era che avessero preso una bella cantonata... di non tirarmene fuori...", ammette. Mi è venuto spontaneo dire a mio marito: "'Avrò mica avuto dei momenti...'".

È stato lì, che ho pensato: "non esco più dalla galera per tutta la vita".