Papa: in piazza San Pietro per messa giorno di Pasqua

"Ma apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati, perché Gesù entri e dia vita". Papa Francesco ha poi riunito, il Venerdì Santo, migliaia di fedeli davanti al Colosseo per ricordare, attraverso la Via Crucis, la Passione di Gesù Cristo e tutte le tappe che ha dovuto affrontare nel suo lungo percorso trasportando una croce sulle spalle fino ad arrivare alla sua crocifissione sul Golgota. In una San Pietro gremita di fedeli, Bergoglio presiede i riti propri di questa liturgia. È una domenica di sole senza una nuvola in cielo, "cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!", saluta il Papa. E proprio la luce della risurrezione, speranza di ogni credente, è il filo conduttore della sua omelia. "Addolorato dalla notizia della grave perdita di vite umane causata dall'attacco terroristico a Iskanderiyah - si legge nel messaggio - "Papa Francesco offre ferventi preghiere per le vittime e per le loro famiglie invocando la misericordia di Dio sui morti e la divina consolazione su quelli che soffrono".

La preghiera per Iraq, Yemen e Libia - Papa Francesco ha quindi auspicato "un incontro fecondo di popoli e di culture" nelle altre zone di Mediterraneo e Medio Oriente, come Iraq, Yemen e Libia. "Non si lasciò intrappolare dall'atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla". Cercò Gesù, non se stesso. Questo è solo "l'inizio della 'risurrezione' di Pietro". Senza cedere alla tristezza e all'oscurità, ha dato spazio alla voce della speranza: "ha lasciato che la luce di Dio gli entrasse nel cuore, senza soffocarla". Erano "impaurite e con il volto chinato a terra", ma furono scosse all'udire le parole degli angeli: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?"

Come possiamo nutrire la nostra speranza?

Nel corso della nostra esistenza terrena "vedremo continuamente dei problemi vicino a noi e dentro di noi".

"Ci saranno sempre, ma questa notte occorre illuminare tali problemi con la luce del Risorto, in certo senso 'evangelizzarlì", conclude. Le oscurità e le paure non devono attirare lo sguardo dell'anima e prendere possesso del cuore, ma ascoltiamo la parola dell'Angelo: il Signore 'non è qui, è risorto!'. La speranza, sottolinea, "non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio".

La Pasqua, dunque, è la "festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore".

"Che il Signore ci liberi dalla terribile trappola di essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi".

Francesco ha inserito anche il Venezuela tra i paesi sui quali ha invocato una particolare protezone del Signore nel giorno di Pasqua. Le letture ci hanno narrato, infatti, la sua fedeltà, la storia del suo amore verso di noi.