Home Buzz FBI: "non siamo in grado di sbloccare gli iPhone"

Home Buzz FBI:

Proteggere la privacy degli utenti è uno degli obiettivi perseguiti dai principali colossi tecnologici a livello globale, e proprio la questione della privacy è uno degli elementi maggiormente al centro di discussioni in queste ultime settimane, a causa dello scontro che c'è stato tra Apple e l' FBI, dopo che quest'ultima ha chiesto al colosso di Cupertino di sbloccare l'accesso ai dati di un iPhone 5C appartenuto ad uno dei responsabili della strage di San Bernardino lo scorso dicembre, in California.

Ammettendo dunque che quanto dichiarato da Comey corrisponda a verità, sorge ora un interrogativo relativo all'identità di coloro che hanno fornito all'FBI il supporto tecnologico necessario, anche se ormai, a furia di interrogativi, la vicenda in questione ha da tempo perso il suo senso e la sua intima ragion d'essere.

Il Direttore dell' FBI ha scelto un intervento presso la Kenyon University per tornare sull'argomento, mettendo al centro il metodo utilizzato per sbloccare l 'iPhone 5C che è stato al centro dell'acceso scontro con Apple. Per scopi legati al corretto funzionamento del sistema operativo, infatti, Apple ha in passato già aggiornato il firmware della Secure Enclave senza che alcun dato venisse danneggiato oppure perduto (nell'articolo sopra citato abbiamo spiegato i dettagli tecnici).

Con il chip A7 di iPhone 5S (e successivi) Apple ha implementato nuove misure di sicurezza legate alla presenza di una cosiddetta "enclave sicura", un coprocessore che ha lo scopo di generare chiavi di criptazione, gestire l'accesso tramite Touch ID e più in generale assicurare l'integrità crittografica del dispositivo.

A chi si riferisce Comey? Sì, perché il "tool" messo a punto con la collaborazione di una società esterna può sbloccare solo il modello 5c, ovvero quello posseduto da uno dei terroristi che uccisero 14 persone a San Bernardino e su cui le autorità federali Usa volevano indagare.