Facebook contro le notizie "acchiappa-click"

Facebook contro le notizie

Di nuovo. Il social network da poco meno di 1,6 miliardi di utenti ha modificato l'algoritmo alla base del News Feed intervenendo, per l'ennesima volta, sul genere e sulla provenienza dei contenuti che vediamo scorrere quando aggiorniamo la pagina. L'aggiornamento cercherà di determinare quanto è probabile che si clicchi su un contenuto e che si trascorra del tempo a leggerlo prima di tornare al feed. Non inserire un mi piace o un commento non vuol dire automaticamente che un contenuto non sia interessante per una persona.

E, poiché è stato introdotto il parametro della diversità dei post, l'algoritmo non mostrerà all'utente troppe notizie che arrivano da una stessa fonte.

Secondo il britannico 'Guardian', "una delle ragioni di questo cambiamento è che solo di recente Facebook ha avuto sufficienti dati sul comportamento degli utenti per creare tali parametri". E che, evidentemente, il social network vorrebbe mantenere nel suo 'recinto', evitando il loro passaggio via link verso altri lidi. Con questa modifica, Facebook comprenderà meglio quali articoli potrebbero interessare di più sulla base di quanti tempo è stato speso nella lettura. Il social network più famoso al mondo ha anche dichiarato che queste modifiche non saranno subito percepibili dagli utenti (soprattutto lato desktop) ma che per apprezzarle ci vorranno alcune settimane. La novità in questione prevede, tralasciando il tempo di caricamento delle notizie, di monitorare il tempo che impieghiamo nel leggere una particolare notizia/post: non sempre, infatti, hanno notato i sagaci ricercatori facebookiani, si commenta, si likka, o si condivide ciò che ci piace. Situazione che potrebbe spingere ad utilizzare anche le inserzioni a pagamento messe a disposizione da Facebook. Una realtà nella quale praticamente tutte le testate on line stanno segnando un calo generalizzato delle visualizzazioniprovenienti dal cosiddetto 'Traffico da Social Network'.

NewsWhip, società che traccia le performance degli editori sulle più importanti piattaforme, sostiene che il numero dei collegamenti ai siti esterni condivisi su Facebook, rispetto a quello di chi usa gli Instant Article, è diminuita.