Caso Regeni, oggi gli inquirenti egiziani sbarcano a Roma

Caso Regeni, oggi gli inquirenti egiziani sbarcano a Roma

L'anonimo, che si definisce facente parte della polizia segreta egiziana, con i suoi messaggi scritti in arabo con parti in inglese e alcune parole in italiano, indica come responsabile dell'omicidio il generale il generale Khaled Shalabi.

A fine mattina, fonti giudiziarie della procura di Roma hanno tenuto a far sapere che "un anonimo, secondo il codice di procedura penale, non ha rilevanza giudiziaria né diretta né indiretta", aggiungendo che il racconto che è apparso su Repubblica "contiene una molteplicità di imprecisioni (...) specialmente in riferimento agli esiti dell'esame autoptico".

Dopo il sequestro, Regeni venne trattenuto per 24 ore nella caserma di Giza della stessa sicurezza. Secondo fonti abbastanza attendibili della sicurezza egiziana, il pool nordafricano porterà a Roma un dossier di oltre 2000 pagine in cui sarebbero riportati tutti i filoni principali del delitto assieme agli interrogatori di 200 persone di molte nazionalità che avevano avuto a che fare con Regeni. Al termine delle quali il ricercatore italiano viene trasferito "per ordine del Ministro dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City". In Italia si raccolgono firme sul web per il richiamo in Patria dell'ambasciatore al Cairo (cominciando dalla forma più blanda, che è quella per consultazioni) ma non si esclude una reazione che provi a coinvolgere gli altri Paesi dell'Unione europea, con misure economiche condivise. "Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell'Interno su come sciogliergli la lingua".

Dovrebbe insospettire anche la frase "tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio" perché vorrebbe dire che l'anonimo attribuisce a Regeni la conoscenza di segreti da confessare e dunque accredita la tesi della 'spia'.

Il dossier sarebbe corredato anche di decine di fotografie e di dettagli sulle relazioni di Regeni avvenute durante la sua permanenza in Egitto; intanto, il ministero degli Interni del Paese nordafricano fa marcia indietro rispetto all'ipotesi formulata nelle scorse settimane dagli investigatori del Cairo, che sostenevano come Giulio fosse stato torturato e ucciso da una banda di malviventi. Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza nazionale.

Giulio non molla ed allora - ricostruisce l'anonimo nel testo pubblicato da Repubblica online - il ministro dell'Interno decide di investire della questione "il consigliere del presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l'ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari a Nasr City perchè venga interrogato da loro". Qui le torture diventano ancora più violente, al punto che si creano quei versamenti cerebrali che poi sono stati riscontrati dall'autopsia. "Che la tortura può continuare". Finché Giulio non crolla "e a nulla valgono i tentativi dei medici militari di rianimarlo".

Anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, commenta la situazione dell'inchiesta in corso sul caso Regeni e afferma: "E' una vicenda che ha molto colpito, mi ha colpito la dignità della famiglia che ha dato una gigantesca lezione al mondo. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall'ospedale militare di Kobri a bordo di un'ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria",conclude la lettera.