Caso di Giulio Regeni, dall'Egitto: "Che vada al diavolo!"

Caso di Giulio Regeni, dall'Egitto:

Il Cairo - L'omicidio di Giulio Regeni, il dottorando italiano sparito il 25 gennaio al Cairo trovato morto il 3 febbraio scorso ai margini di una strada di periferia dopo essere stato torturato, "non e' certo l'unico caso al mondo" e l'attenzione internazionale che ha suscitato rappresenta "un complotto": per questo il ricercatore italiano e i suoi connazionali possono "anche andare al diavolo". La giornalista egiziana ha aperto il tg con la notizia dell'apertura di un'inchiesta contro l'agenzia di stampa Reuters in quanto avrebbe diffuso notizie infondate relativamente al caso Regeni. Tutto ciò indica una sola cosa: siamo davanti a un complotto! Le accuse nei loro confronti sono quelle di aver pubblicato notizie false e di aver manifestato con lo scopo di rovesciare il governo. "All'inizio francamente sentivo pietà nei suoi riguardi, un ragazzo ucciso, ma adesso basta, che andasse al diavolo!Non rompete insomma, siamo davvero stufi di voi".Le offese della giornalista renderanno ancora più problematici i rapporti tra l'Italia ed Egitto, visto che la stessa ha parlato di bande mafiose presenti nel nostro Paese che fanno di tutto. Un segno di civiltà contro gli atti di viltà e barbarie che arrivano dall'altra sponda del Mediterraneo. Nel corso di una trasmissione in diretta mandata in onda dalla rete saudita Al Arabiya, la presentatrice Rania Yassen legge la notizia di una nuova notizia riguardante il caso del ricercatore italiano ucciso in Egitto, e quindi perde la pazienza e si lancia in un'invettiva avvelenata.

Prima la notizia, poi lo sfogo choc. "Come se Regeni fosse il primo caso di omicidio in tutto il mondo". Non solo: la presentatrice ha definito "una provocazione" le varie teorie sull'omicidio, mandando letteralmente al diavolo usando le parole "ma yghor fi dahia" (andasse al diavolo) il giovane ricercatore italiano scomparso.